[Gesù presenta il costato a Santa Caterina da Siena inginocchiata a sinistra] Scias spectator, dum toto cordis affectu ad Celestia Bea: Catherina Senensis inhiaret, sponsum uidet; ipse eam complexus, lateri aperto, eius labia amabiliter admouet, Virginemq; |Cruoris potu inebriat
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Coverage Temporal
15..
Subject
Caterina : da Siena <santa>
Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo
Description
[Gesù presenta il costato a Santa Caterina da Siena inginocchiata a sinistra] Scias spectator, dum toto cordis affectu ad Celestia Bea: Catherina Senensis inhiaret, sponsum uidet; ipse eam complexus, lateri aperto, eius labia amabiliter admouet, Virginemq; Cruoris potu inebriat / Ventura Salimbeni Senensis Inuentor 1588. - [S.l. : s.n., 15..]. - 1 stampa : bulino ; smg. a filo, 250 x 179 mm.
Notes
Data incisione: 1588 . - Titolo sotto, al centro, entro riquadro. In basso, a sinistra del titolo: "Cum priuilegio Summi Pontificis ac Superior, Permissu". - L'episodio qui raffigurato ritorna anche col n. 15 nella tav. VI della "Vita, mors, gesta ... B. Catherinae Senensis" disegnata da Francesco Vanni ed incisa da Pietro de Jode nel 1597. (Cfr. BIANCHI Lidia, Caterina da Siena nei disegni di Francesco Vanni incisi da Pietro de Jode, Roma, Centro Naz. di Studi Cateriniani, 1980) . - Se possiamo ritenere che la data 1588 si riferisca all'esecuzione dell'incisione, come di regola avviene, dobbiamo dire che il Vanni ha semplicemente rielaborato il disegno del Salimbeni (che era suo fratellastro): sono del tutto simili la figura del Cristo, il manto dietro la schiena, il gesto della mano destra sulla schiena della Santa per attirarla a sè; simile è anche la figura della Santa, che nel Vanni è inginocchiata su nubi, mentre qui è in un interno monumentale . - Anche le due iscrizioni sono rielaborazioni dello stesso testo (la Vita di Raimondo da Capua); nell'incisione del de Jode si legge: "Dum totis uisceribus ad celestia precibus inhiaret sponsum uidet: ipse Virginem complexus, eius labia lateri aperto amabil .r admouet Quae ergo nuper putredinem ex foeminae infirmae apostemate hauserat, paulo inde domini cruoris potu inebriatur". - Sembra con questo che anche questa lastra possa essere assegnata per l'incisione a Pietro de Jode, visto che non solo nell'impostazione generale, ma anche nello stile specifico dell'incisione le opere sono affini. In realtà la data lo esclude, poichè, a q uanto afferma la stessa Bianchi nell'opera citata (pag. 9), l'incisore venne in Italia nel 1595, quando aveva 25 anni. In quegli anni operava in Italia un altro artista, del quale certo il de Jode risentì, Francesco Villamena. Questa lastra è meno manierata nel disegno e più morbida nel chiaroscuro delle lastre del de Jode, per cui ci sembra logico concluderne l'analisi con un'attribuzione al Villamena . - Il foglio è riprodotto in: SANTI E BEATI SENESI, 2000, p. 99 n. 17, ma senza commento
Shelfmark
Davoli.37075
Fonds
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Name
37075.tif
Size
17.86 MB
Format
TIFF
Checksum (MD5)
0014FCCF9568864E1102D4928C67C3D6


