Di tutti gli affreschi del Correggio in Parma e quattro del Parmigianino, disegnati ed intagliati in rame da Paolo Toschi e dalla sua scuola
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18..
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Di tutti gli affreschi del Correggio in Parma e quattro del Parmigianino, disegnati ed intagliati in rame da Paolo Toschi e dalla sua scuola. - [S.l. : s.n., 18..].
Notes
L'idea di riprodurre con l'incisione tutti gli affreschi del Correggio esistenti in Parma era stata accarezzata dal Toschi fin dalla gioventù. Finalmente nel 1835 chiese a Maria Luigia, duchessa di Parma, tramite il Mistrali, il sostegno finanziario per f ar disegnare tutti gli affreschi correggeschi esistenti in Parma, cioè quelli del Duomo, di S. Giovanni e della Camera di S. Paolo. Si trattava non solo di divulgare un prezioso patrimonio artistico e di dare gloria alla città, ma anche di salvare, almeno in copia, delle creazioni che stavano dando preoccupanti segni di deperimento. Per questa ragione alla serie venivano aggiunti anche i quattro affreschi del Parmigianino nelle due prime cappelle di S. Giovanni. Per l'esecuzione dei disegni il Toschi avre bbe impiegato tutta la sua scuola (cfr. PAOLO TOSCHI 1992 p. 867). - Nel 1839 egli inviò al Mistrali un nuovo testo col progetto precisato nei particolari; in questo i disegni da realizzare e poi da tradurre in incisione risultano 56 da realizzarsi in tre anni per una spesa (solo per i disegni) di L. 43.500; la spesa per la loro incisione e pubblicazione a dispense è calcolata in 300.000 lire; circa il tempo: "si potrebbe ritenere come maximum inamovibile il termine di otto anni". (cfr. PAOLO TOSCHI 1992 p. 875-876). Lo stesso anno Maria Luigia approvò il progetto e se ne assunse la spesa. - Il Toschi, aiutato dagli allievi, realizzò gli acquerelli tra il 1839 e il 1843, li espose a Londra in una mostra organizzata dagli editori Colnaghi, poi nel 1846 li presentò alla duchessa Maria Luigia corredati da un opuscolo con testo di P. Giordani dal titolo: "Di tutti gli affreschi del Correggio in Parma e quattro del Parmigianino, disegnati ed intagliati in rame da Paolo Toschi e dalla sua scuola". Parma, per Ca rmignani, co' tipi bodoniani, MDCCCXLVI. - Nel 1843, terminati gli acquerelli se ne era iniziato il lavoro di incisione, che il Toschi diresse e realizzò con la collaborazione dei migliori incisori della sua scuola, il cui nome è sempre indicato in calce ad ogni foglio. Le incisioni venivano pubblicate in dispense (spesso una sola ogni dispensa) man mano che venivano finite. Le dispense venivano vendute col sistema dell'associazione (cioè di un abbonamento che impegnava l'acquirente per tutta l'opera) con l'impegno, da parte dell'editore di non vendere separatamente alcuna stampa della serie. Editore dell'opera fu il Toschi stesso, che per la sua diffusione in Europa si servì, oltre che delle sue tante conoscenze personali, dei Colnaghi di Londra per l'In ghilterra, di Goupil et Vibert di Parigi per la Francia (e poi anche per gli Stati Uniti) e degli Artaria di Manneim per la Germania. - L'intera pubblicazione era prevista in un arco di 10 anni per una spesa complessiva per ogni associato di Fr. 1864. I t empi però si protrassero molto oltre il previsto, e non solo a causa di malattie o di avvenimenti politici, ma soprattutto per l'incapacità del Toschi di prevedere i tempi di lavoro e per la sua incontentabilità nella ricerca dei risultati. - Per questo e rano molto curati non solo elementi fondamentali, come il disegno per le incisioni, per le quali Il Toschi si servì sempre di disegni originali eseguiti da lui personalmente o dai suoi migliori scolari o da artisti sperimentati, ma anche in elementi che s fuggono al grande pubblico. Si pensi, ad esempio, che, sebbene egli avesse anche una piccola calcografia, con cui serviva anche committenti esterni servendosi di appositi calcografi (nell'ordine l'Allodi, il Buiani, il Frassinetti) per la tiratura delle l astre importanti egli si serviva sempre di calcografi esteri (principalmente il Bardi di Firenze ed il Lissant di Milano) e per i primi fascicoli di quest'opera egli fece addirittura venire da Berlino a Parma l'Altmayer. - Eseguita la tiratura, egli facev a "ritoccare" dai suoi scolari tutti i fogli. Non so in cosa consistessero questi ritocchi; è ovvio che in tutti i tempi gli artisti o chi per loro hanno corretto eventuali difetti di tiratura sui fogli; il Toschi però faceva anche altro. In una lettera d i Ercole Godi, genero del Toschi, che tramite la moglie era entrato in possesso delle lastre dell'artista e cercava di trarne profitto anche con nuove tirature, si avverte un eventuale acquirente: "non vi deve poi fare sorpresa se non troverete queste sta mpe bellissime come quelle che si trovano in commercio, essendo quelle di commercio tutte ritoccate a pennello, ovvero acquerellate. Mio suocero Toschi faceva acquerellare non solo le prove con le lettere, avanti lettera, ma persino quelle di rimarca [cio è le prove d'etichetta]" (cfr. PAOLO TOSCHI 1992, p. 786). - Questa acquerellatura dunque dava risultati non rilevabili ad occhio nudo e che non hanno neppure prodotto alterazioni nel tempo. Per analogia mi ricorda il procedimento di un antiquario che una volta mi fece vedere una stampa che era diventata fumosa, poichè era stata lavata troppo energicamente. Egli vi spruzzò sopra il liquido per fissare i disegni e la stampa ritornò chiara e contrastata come all'origine. Anche il Toschi molto probabilmente si serviva della cosidetta acquerellatura per dare alle stampe la massima luminosità. Egli stesso scriveva, a proposito delle prove dello "Spasimo di Sicilia": "ho messo 4 persone a ritoccarle, ma ci vuole tempo... però vi assicuro che ne riescono in ques to modo delle bellissime" (cfr. PAOLO TOSCHI 2992 p. 142, lettera del 22/2/1833). - Con tutto questo, le prime lastre erano terminate nel 1844 e a metà dello stesso anno cominciò la diffusione dei "manifesti di associazione" per il reperimento degli abbon ati. Il primo fascicolo tuttavia uscì solo nel 1845 (con 4 stampe), gli altri seguirono con cadenza poco meno che annuale; nel 1854, alla morte del Toschi, era appena uscito il XIII fascicolo per un totale di 22 lastre. Il lavoro fu continuato dal suo suc cessore alla direzione della scuola, Carlo Raimondi, ed anche dopo la morte di questo (1883) fino alla chiusura della scuola (1893). - A tale data rimasero incompiute due tavole del Duomo, ma ne risultano incise due, riguardanti la Chiesa di S. Giovanni, non previste nel progetto originario. - Per comunicazione orale, ci risulta che negli ultimi anni dell'Ottocento, un supertite bulinista parmense avrebbe completato le tavole incompiute. - Non esiste dunque un'edizione globale della serie e le date di ese cuzione delle singole lastre sono molto varie. Tuttavia la serie era concepita unitariamente, dato che i singoli fogli presentano in alto il relativo numero di tavola, ed era divisa in 4 sottoserie: gli affreschi del Parmigianino, quelli della Camera di S . Paolo (che hanno una seconda numerazione riferita alla sottoserie), quelli della Chiesa di S. Giovanni e quelli della Cattedrale. La seconda numerazione dei fogli riproducenti la Camera di S. Paolo presenta però delle difficoltà, visto che i nn. 2 e 10 ritornano due volte e manca il n. 4. - Va anche segnalato il fatto che sul nostro esemplare della Camera di S. Paolo n. 1 (cfr. NARDINI G., inv. n. 30951, vol. VI) si è impedito che le iscrizioni venissero stampate frapponendo tra cartone e lastra un fogl ietto di carta e poi le si sono ristampate in litografia (identiche a quelle trascritte in MUSSINI M. 1992, p. 114 n. 78). Le prove di etichetta (40 ogni lastra) sono caratterizzate dall'aggiunta, al di sotto, di un particolare decorativo rispettivamente del Correggio o del Parmigianino inciso alla puntasecca. - Tutte le tavole dal Correggio sono riprodotte in: MUSSINI M., 1992 ai nn. 77-94, 130-142, 151, 157, 351-359; non sono ricordate invece le opere dal Parmigianino nel volume dello stesso Mussini ded icato a questo artista. Molti dei nostri esemplari presentano una dedica autografa a matita del Toschi al conte Sanvitale. - Hanno collaborato all'opera: Ludovico Bigola, Antonio Costa, Antonio Dalcò, Medardo Dall'Argine, Girolamo Fanti, Agostino Marchesi , Luigi Margotti, Girolamo Nardini, Carlo Raimondi, Ferdinando Silvani, Gaetano Silvani e Paolo Toschi, spesso in un rapporto di collaborazione sia per la realizzazione dei disegni preparatori che dell'intaglio delle lastre. - Cfr. MEDIOLI MASOTTI P., 197 3, pag. 152; Due scuole a confronto, 1989; MUSSINI M., 1995
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