LO SPASIMO DI SICILIA : dal Quadro originale esistente nella Reale Galleria di Madrid
Author
Incisore
Secondary Author(s)
Inventore
Editore
Fonds
Coverage Temporal
1832
Date Issued
1832
Subject
Via Crucis
Description
LO SPASIMO DI SICILIA : dal Quadro originale esistente nella Reale Galleria di Madrid / Raffaele d'Urbino dipinse ; P. Toschi disegnò in Parigi e incise in Parma. - A Mannheim : Pubblicata da Artaria & Fontaine, [1832] (s.l. : L. Bardi impresse). - 1 stampa : bulino e acquaforte ; 705x483, 860x595 mm.
Notes
Sotto il tit.: "A Lodovico 1.mo Re di Baviera Artaria e Fontaine D.D.D." . - La gestazione dell'incisione fu lunga. Il quadro di Raffaello era stato portato da Madrid a Parigi nel 1810. Il Toschi così ebbe modo di trarne un disegno per incisione, che tenne per tempi migliori. Nel 1825 l'incisione era già iniziata. L'11 novembre di quell'anno scriveva a Domenico Artaria di Mannheim proponendogli di acquistare la lastra per 80.000 franchi, calcolando in 4 anni il tempo per terminare il lavoro. Egli garantiva la vendita di 1.500 prove con le quali gli Artaria avrebbero raddoppiata la somma, più altre 500 di ulteriore guadagno . - Degli 80.000 franchi 10.000 dovevano essere versati subito, gli altri in tre rate a seconda dell'avanzamento dei lavori. Il Toschi infatti era solito far pagare a sè e ai suoi scolari le incisioni in 3 rate: la prima quando era stata eseguita la preparazione all'acquaforte, la seconda "a rame coperto", la terza alla consegna della lastra pronta per la tiratura. La lettera riporta poi una confessione preziosa: "Domando i dieci mille franchi subito perchè se si decide questo contratto io voglio abbandonare qualunque incombenza pubblica per fare unicamente la vita d'artista ... e a dire il vero è appunto il sommo desiderio di far questo che mi decide a vendervi lo Spasimo" (cfr. PAOLO TOSCHI 1992 p. 15) . - La lettera ci offre indicazioni importanti sugli aspetti economici della produzione incisoria in questo periodo. Gli stessi elementi ritornano più ampiamente in un altro progetto che il Toschi inviò nel 1834 agli eredi del Longhi che volevano far ultimare una grande lastra col Giudizio Universale ancora incompiuta (cfr. PAOLO TOSCHI 1992 p. 195-196) . - In sostanza, visto l'andamento positivo del mercato, la produzione di una lastra poteva essere un'iniziativa commerciale come le altre, nella quale uno o più capitalisti impegnavano una data somma per anticipare il pagamento all'incisore e poi gestivano le vendite. E' per questo che per iniziative molto importanti si costituivano delle società editrici (come quelle delle Gallerie di Firenze, della Pinacoteca di Torino, ecc) che avevano unico scopo la produzione di una data opera e, nonostante tutte le affermazioni sull'amore per l'arte, la cultura e la gloria patria, erano delle normali società per azioni. Questo poteva alterare il rapporto tra artista e committente, ma non nel caso del Toschi; egli infatti, che col suo nome era il vero garante del successo dell'iniziativa, realizzava in tutta libertà il lavoro di incisione fino alla consegna al committente dei fogli stampati . - Può sembrare molto elevato il numero delle prove che nel nostro caso il Toschi promette agli Artaria, l'artista però seguiva con attenzione le tirature e se notava un inizio di cedimento nella lastra, subito la faceva ritoccare dai suoi scolari. Il 7/8/1843, ad esempio, scriveva ad Antonio Sferra, della Società Editrice della Galleria di Firenze: "abbiano la compiacenza di sospendere la stampatura ogni qualvolta veggono che i rami si consumano in modo da sbilanciare il lavoro e che ce li mandino che saranno tosto rimessi senza spesa alcuna" (cfr. PAOLO TOSCHI 1992 p. 329) . - Il prezzo di 80.000 franchi per una lastra era molto elevato; per le incisioni che eseguivano per le dispense della Galleria di Torino o delle Gallerie di Firenze gli scolari del Toschi ricevevano meno di 1.000 franchi. Nel nostro caso però si trattava non solo di un artista di fama europea, ma anche di un'incisione pensata e realizzata come un'opera d'arte, che impegnava tutte le risorse dell'artista e che richiedava una lunga fatica . - I risultati di tutta l'operazione furono ottimi e l'incisione fu giudicata un capolavoro . - Cfr. LE BLANC, t. IV, p. 50, n. 24; ivi la data 1832 e l'indicazione di 8 stati, il nostro sarebbe uno stato VI; Il Le Blanc però enumera tra gli stati anche una prova d'artista a lavoro incompiuto, il che per le stampe neoclassiche può portare alle stelle il numero degli stati . - Cfr. anche PAOLO TOSCHI 1992, riprod. a pag. 225 con la stessa data . - Cfr. esempl. non finito al n. inv. 31077
Shelfmark
Davoli.31076
Fonds
Subject
File / Documentation![Thumbnail Image]()
Name
31076.tif
Size
32.01 MB
Format
TIFF
Checksum (MD5)
8E43C31590C216344DB01071FF65B63B


