Raimondi, Marcantonio <Bologna, 1480 ca. - Roma o Bologna, 1527-1534 ca.>
Biography
Nonostante la grande fama e l'importanza che il Raimondi ha nella storia dell'incisione europea, è ancora impossibile risolvere i tanti interrogativi che si incontrano al suo riguardo. Innanzitutto a proposito della data e del luogo di nascita e di morte.Lo si è sempre detto bolognese, finchè nel 1659 l'incisore Jean Deshayes riferì in una lettera di aver saputo da un libraio bolognese - che affermava addirittura di essere discendente da un figlio naturale del Raimondi stesso, che si chiamava Benedetto Verina e che era incisore come il padre - che questi era nato ad Argena, o più precisamente a S. Andrea in Argene.La notizia è dubbia, poichè proveniene da un commerciante che poteva avere interessi concreti a mostrarsi più informato di quanto non fosse; per di più non noi non siamo riusciti a trovare una località chiamata Argena o S. Andrea in Argene (che abbiamo anche visto modernizzato in S. Andrea in Argine).Per questo ci sembra opportuno mantenere come luogo di nascita genericamente Bologna e come data il 1480 ca, ipotizzato dal Delaborde.Lo stesso problema si pone per la morte dell'artista, poichè non ci sono prove evidenti nè circa l'ipotesi che sia morto a Roma durante il sacco dei Lanzichenecchi, nè che, ritornato a Bologna (come riferisce il Vasari), vi sia morto pochi anni dopo, ma certo prima del 1534, dato che l'Aretino lo cita come defunto in una commedia di tale anno.La questione non è oziosa, poichè, in mancanza di notizie sull'ultimo periodo bolognese dell'artista, si può pensare che in quegli anni, per ovviare a ristrettezze economiche in cui poteva essere caduto, egli abbia reintagliato le sue lastre di maggior successo, col che si spiegherebbe l'esistenza di seconde versioni di queste, così belle che si stenta a giudicarle copie.A questi problemi si aggiungono quelli relativi alle singole lastre, che ovviamente si moltiplicano all'infinito.La loro soluzione non è facile, non solo per la mancanza di dati storici al riguardo, ma anche per la grande difficoltà di reperire e di confrontare pezzi significativi ed utili, cioè nello stato voluto dall'artista, in buone condizioni di conservazione e quindi di leggibilità e soprattutto prima dei tanti interventi deformanti che subito dopo la sua morte le lastre hanno subito.In proposito bisogna certo evitare la disavventura di Mary Pittaluga, che nel suo volume sull'Incisione italiana del Cinquecento, dopo aver stroncato senza senso del limite l'arte del Raimondi, ha poi riprodotto del "Giudizio di Paride", uno dei suoi capolavori, la copia di Marco Dente, poi del "Quos ego" un esemplare radicalmente ritoccato dal Salamanca, poi delle "Due Sibille" una copia scadente anonima edita da Domenico de Rossi, e così via.Dopo di che è legittimo chiedersi quanto la Pittaluga giudicasse in base ad un'analisi diretta delle opere del Raimondi e quanto fosse invece condizionata dalla sua ideologia estetica.Polemiche a parte, ci sembra che nel mondo italiano degli amanti dell'incisione non sia ancora diffusa la coscienza di quanto sia stata radicale l'opera del Salamanca, non tanto per la quantità degli interventi operati, ma per la qualità dei suoi interventi, che rammodernavano le stampe, cambiando lo spirito originario del taglio e quindi dello stile e del linguaggio dell'opera.Con tutto questo, e a maggior ragione, nelle schede che seguono ci atterremo alle nostre solite regole di comportamento, riferendo solo i dati concreti in nostro possesso, non per risolvere i problemi, ma con la speranza di fare cosa utile a chi potrà compiere un'analisi specifica.
results


