[La statua del Pasquino in uno scorcio di Roma] Io non son (come paio) un Babbuino stroppiato, senza piedi, et senza mani, Ne men con gli altri membri sconci et strani, La Simmia son di Niccolo Zoppino Ma son quel famosissimo Pasquino... Chi terra me che no l ridica poi. 1570.
Secondary Author(s)
disegnatore
Fonds
Coverage Temporal
[post 1582]
Subject
Pasquino <scultura>
Description
[La statua del Pasquino in uno scorcio di Roma] Io non son (come paio) un Babbuino stroppiato, senza piedi, et senza mani, Ne men con gli altri membri sconci et strani, La Simmia son di Niccolo Zoppino Ma son quel famosissimo Pasquino... Chi terra me che no l ridica poi. 1570. - [Roma : s.n., post 1582]. - 1 stampa : bulino ; 385 x 274, smg., foglio 388 x 278 mm
Notes
Sul basamento del gruppo marmoreo vi è un sonetto caudato, che abbiamo trascritto in parte come titolo; accanto ad esso, alla fine, la data 1570. Sul muro della casa alla quale è appoggiata la statua si vedono appesi vari fogli di carta con iscrizioni. - L’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma (esemplare Fondo Corsini, vol.44H22, inv. n. S-FC71153) attribuisce questa incisione a Nicolas Beatrizet da un disegno di Pirro Ligorio. - Esemplare di tiratura di stato posteriore al primo: la firma del Van Aelst, in basso verso sinistra, sostituisce un'iscrizione antecedente, forse l’excudit del Salamanca, nell'angolo inferiore destro è stato cancellato in lastra l’indirizzo: “Pauli Gratiani formis Romae 1582" e forse vi era anche un'iscrizione, del tutto diversa, nell'angolo inferiore sinistro. Per di più, in basso verso destra, si nota una crepa nel rame di circa 1 cm. - In questo stato l'incisione è riprodotta in CALABI A., 1931 tav. XLVII. Sappiamo che il fondo delle lastre della serie “Speculum Romanae Magnificentiae”, di cui fa parte questa incisione, passò a Paolo Graziani e poi alla tipografia dei De Rossi, che operavano nel secolo XVII. In ogni caso va datata la tiratura a dopo il 1582.
Esiste presso l’Istituto Nazionale per la Grafica lo stesso soggetto inciso con tratto quasi identico da Pieter Coecke Van Aelst e con l’excudit del Lafrery in basso a dx e la data MDL (cfr. Fondo Corsini, volume 8, inv. n. S-FC71154). Il Salamanca e il Lafrery erano stretti collaboratori e nei primi anni della loro attività le stampe riproducenti opere dell’antichità romana pubblicate dall’uno sono in gran parte una riproduzione di analoghi esemplari editi dall’altro.
Shelfmark
Davoli.37346
Fonds
Subject
File / Documentation![Thumbnail Image]()
Name
37346.tif
Size
18.13 MB
Format
TIFF
Checksum (MD5)
25B4FDBA62BA11C98F332B4A173170C4


